Accadde al Dôjô

Ciò che accade nel Dôjô è il frutto di una lunga e intensa pratica. Gli uomini e le donne siedono insieme, condividono un'esperienza, la fatica e la gioia. Il Dôjô è luogo in cui le nostre idee, le nostre categorie, anche le nostre profonde convinzioni vengono totalmente sovvertite per lasciare spazio alla libertà dello spirito. In questa pagina sono riportate situazioni, pensieri, fatti che possono accadere solamente in un Dôjô Zen. Il Dôjô è come un ampio polmone che respira, si contrae e si espande, tutti possono varcare quella soglia che separa il sacro dal profano e entrare nello spirito di chi cerca.

  1. Giovedì 19 Febbraio 2004 – prima dell’arrivo del Maestro.  

Dialogo tra Maurizio e Francesco. Francesco entra nel Dojo e, annusando l’aria, dice:  

F:       Ma avete cambiato incenso?

M:      No, è sempre lo stesso incenso!

F:       Eppure sembra diverso!

M:      Forse sei tu che sei cambiato!

F:       Ma anche l’incenso cambia!

M:      Si, anche l’incenso cambia!

F:       Allora è l’incenso!!!!

 

 Poco dopo  il Maestro arriva, mi dà una busta che contiene nuovi incensi al profumo di cedro. “Stasera bruciamo questi”, mi dice. Io penso “Allora è vero! L’incenso è proprio cambiato stasera. Francesco aveva ragione!

 

  1. Giovedi 19 Febbraio 2004 – prima dell’ arrivo del Maestro.

Entro in bagno lasciando fuori le ciabatte con la punta rivolta in avanti, contro la porta, e indosso le ciabatte del bagno. Esco a ritroso, come sempre, e mi aspetto di trovare le ciabatte cosi come le avevo lasciate. Invece sono con la punta all’ indietro. Non nascondo un mio disappunto. Quel minimo cambiamento mi costringe ad una acrobazia su due piedi e ad una giravolta di 180 gradi per poter infilare le ciabatte.

“Chi mi ha girato le ciabatte?”, chiedo.

“Sono stato io” risponde Cristian “è sbagliato?”

Io non so cosa rispondere!

Francesco, intervenendo in favore di Cristian, dice “ma l’ha fatto a fin di bene!”

“Si si” ripete Cristian “a fin di bene!”

“Ti ringrazio molto” rispondo.

 

Che altro posso dire? La generosità si manifesta in tante forme diverse.

    3.    Sabato 13 Marzo - 

           Il Maestro trasmette il Kesa a Roberto ma il Kesa non è pronto, non è stirato bene ed è piegato male - 

           Colpa mia. Il Maestro, mentre trasmette l'abito a Roberto mantiene una forte tensione nel Dojo, il silenzio è palpabile ma a causa

           del mio errore questa tensione viene meno.     

           Prima di salutarlo, chiedo al Maestro il permesso di fare Sanpai davanti a lui e di poter parlare.

           Il Maestro me lo concede, mentre l'atmosfera nel Dôjô si fa improvvisamente tesa.

"Ti chiedo scusa per averti messo in difficoltà.

Il Kesa mette a nudo il mio Spirito

e lo rende visibile agli altri.

Ti ringrazio per avermelo fatto conoscere."

 

"Abbi cura di te!", fu la risposta del Maestro.

In un solo attimo l'intera nostra vita si consuma. Difficile comprendere due cuori che si incontrano e che si parlano, in silenzio nella semplice espressione di un gesto. Non poteva finire cosi la serata, dovevo ricostruire quella meravigliosa tensione che il Maestro aveva magicamente creato. Il Maestro, prima di salire in macchina, mi ha abbracciato.

 

   4.   Lunedi 15 Marzo - All' uscita dal Dôjô, dopo lo Zazen e il Samu di pulizia.

           Flavio è un bravo disegnatore e il lunedì sera frequenta un corso di pittura.

Alice, a commento del corso,  dice a Flavio, "Tu hai un grande futuro alle spalle".

 

E' singolare avere un futuro alle spalle. Il tempo non  ci viene concesso, non lo possiamo perdere né acquistare. Non finisce mai il nostro tempo; se noi siamo il tempo possiamo essere il presente come il futuro, il passato come il presente. Siamo stati il futuro e saremo il passato. Quindi il nostro futuro può essere anche alle nostre spalle.

 

 

    5.   Giovedi 17 Giugno 2004 

Daniela arriva al Dojo, le chiedo di togliersi le calze ma lei mi dice che non può, prova un grande disagio se se le toglie.

Io insisto un pò ma poi accolgo la sua richiesta.

   "Altrimenti" dice "non entro, vado a fare un giro". 

La faccio entrare. Alla fine dello Zazen il Maestro, durante la sua lezione, mi rimprovera per non averle chiesto di togliersi le calze. 

Io non dico niente. Alla fine Daniela dice al Maestro che in realtà io le ho chiesto di togliersi le calze, e gli parla del suo disagio.

Il Maestro mi dice scherzando

    " allora dovevi dirle FUORI !!!" - 

Daniela, un pò imbarazzata 

    "la prossima volta me ne tolgo solo una cosi vedo cosa succede". 

Il Maestro ride divertito

    "Ecco questa è proprio una bella idea, sarebbe molto divertente".

 

Dobbiamo sempre cercare il mistero, il sogno e la magia. Entrare nel Dojo con un solo piede scalzo è creare questa magia, è far rinascere quella voglia di mistero che alberga in tutti noi, è lo Zazen.

 

 

     6.   Giovedi 30 Ottobre 2004

CHIEDO SCUSA, STASERA HO SBAGLIATO TUTTO!!

Alle 20.05 esco dal Dojo per suonare la fine del Kin-Hin. In quel mentre il Maestro arriva.

Si cambia velocemente, guarda l’orologio appeso in accoglienza e entra nel Dojo con il Kesa piegato sul braccio sinistro dicendo:

“Sono le otto e dieci, lo Zazen deve iniziare puntuale!”.

Si siede direttamente sul suo seggio e indossa il Kesa.

Io ho l’incenso in mano, giro intorno all’altare e lo offro. Mi avvicino al tavolino dove il Maestro ha posato le sue cose, sto per portarglielo davanti come faccio sempre ma lui mi ferma: “Lascialo stare”.

Da lontano vedo che l’incenso che ho offerto è storto e lo raddrizzo.

Mi dimentico di suonare Shijo, l’inizio dello Zazen e parto con il Kyosaku. Dopo venti minuti mi aspetto che il Maestro mi faccia cenno di chiudere ma improvvisamente suona la campana e inizia a recitare il KAYKYOGE. Chiudo velocemente il Kyosaku e distribuisco i libretti dei Sutra. Non dico alla gente di girarsi né di mettere le mani in Gassho. Me lo ricordo quando mi sono seduto per recitare a mia volta. Il Maestro intona l’ Hannya Shingyo, allora mi alzo e dico a tutti di girarsi. Finisce la recitazione. Il Maestro inizia il suo insegnamento:

 “L’iniziare puntuali con lo Zazen fa la presenza del Maestro”,dice, “l’ho detto più volte!”

Metto le mani in Gassho:

 “Chiedo scusa, stasera ho sbagliato tutto!!” dico.

 “Questo è preoccupante!” dice il Maestro

Poi nient’altro. La cosa finisce lì. Il Maestro passa ad altro, non si sofferma e continua a insegnare.

Tiziana e io usciamo dal Dojo per preparare il tè.

“Stasera ho proprio sbagliato tutto!” le dico.

“Ma non ti sentivi bene!”

“Non è una giustificazione!”, le rispondo.

Serviamo il Tè.

Il Maestro ci lascia e la serata si chiude così, comunque bella e ricca, come sempre.

 

Mi chiedo fino a che punto noi ascoltiamo. In fondo siamo quel che facciamo. Perché qualcuno deve dirci mille volte come fare una cosa e noi, al minimo intoppo, ce ne dimentichiamo? La nostra interiorità si manifesta attraverso il corpo e le sue azioni. Quindi il nostro apparire è importante. Inutile tentare di ingannare e di ingannarci. Un occhio esercitato lo vede e ci scopre. E’ tanto difficile fare il Maestro!!!

 

 

 

 

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